Gridami. Cry me out. Film del regista afghano Razi Mohebi, 2010.Non sono una fiaba da raccontare
non sono una melodia da cantare
non sono un suono da sentire
o qualcosa da vedere
o qualcosa da sapere
io sono il dolore in comune
gridami (cry me out).
Ahmad Shamlu – Amore in comune (Common love)
L’Afghan Cultural House è una casa che ha intorno un giardino ordinato con cespugli di rose, alberi da frutto e persino due pini. Si trova in Karte Se, a Kabul, ed è nata lo scorso autunno per offrire ai giovani afghani l’opportunità di incontrarsi e di dare spazio alla creatività artistica. Nell’Ach c’è un net cafè, una galleria d’arte, una biblioteca e un training center. L’Ach riceve supporto dall’ambasciata americana. Venerdì 3 giugno è stata la sede per la proiezione di un film che in qualche modo lega l’Afghanistan all’Italia: Cry me out del regista Razi Mohebi, girato in Italia, in provincia di Trento, in lingua italiana con sottotitoli in inglese. Una coppia vive lacerazioni interiori segnate da una realtà di isolamento ed emarginazione e da una disperata energia creativa. Non ci sono legami con la realtà italiana se non per brevi e duri rapporti con le istituzioni. Le scene di sofferenza del migrante potrebbero svolgersi anche in altri paesi. In sintonia col cinema iraniano l’uso del linguaggio simbolico raggiunge quasi l’eccesso e il surreale. Bella la fotografia, specialmente nella sequenza dei meli carichi di frutti, metafora delle giovani donne afghane.[driana Mascoli per ecoinformazioni]








